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Autore/i: Bruno Stadler et al. (autori esterni)
Redazione: WSL, Svizzera
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Raccomandazioni per la promozione di specie fruttifere selvatiche e del biancospino malgrado il rischio di infestazione da fuoco batterico

Le specie fruttifere selvatiche ed il biancospino sono specie particolarmente importanti dal profilo ecologico, ma che purtroppo sono minacciate dal fuoco batterico. Come possiamo favorirle tenendo conto dei rischi di diffondere il fuoco batterico? L’Ufficio federale dell’ambiente UFAM ha pubblicato un promemoria informativo su questo tema.

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Fig. 1 - Frutti maturi del biancospino
Foto: Thomas Reich (WSL)
 

Le specie fruttifere selvatiche sono le antenate di numerose specie coltivate nei nostri frutteti e fanno parte di una categoria di specie arboree particolarmente preziose per l’ecologia dei nostri boschi e boschetti campestri. Non per nulla esse sono il soggetto principale del progetto di salvaguardia SEBA "Promozione delle specie arboree rare". Le specie fruttifere selvatiche includono:

  • Melo selvatico (Malus sylvestris)
  • Perastro (Pyrus pyraster)
  • Nespola (Mespilus germanica)
  • Sorbo domestico (Sorbus domestica)
  • Sorbo torminale (Sorbus torminalis)
  • Sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia)
  • Sorbo montano o farinaccio (Sorbus aria)
  • Sorbo svedese, specie non indigena (Sorbus intermedia)2
  • Sorbo di Mougeot (Sorbus mougeotii)2
  • Sorbo ibrido a foglie larghe (Sorbus latifolia)2
  • 2 ibrido spontaneo

Anche le siepi sono degli habitat molto variegati che ospitano una notevole biodiversità. Insieme ad altri arbusti indigeni (ad es. lo spino nero, la rosa canina, il caprifoglio, ecc.), il biancospino è una di queste piante da siepe pregiate.

Il fuoco batterico minaccia le pomacee e aggredisce il biancospino

Il fuoco batterico (Erwinia amylovora) è una malattia batterica che assale le pomacee e diverse specie di piante da siepe selvatiche e ornamentali, fra le quali anche il biancospino. In condizioni ottimali la malattia può diffondersi con facilità estrema, causando danni massicci. Piante aggredite possono morire nel giro di una sola stagione. Dal 2002 la strategia adottata dalla Confederazione per lottare contro il fenomeno poggia, fra l'altro, sulla protezione di pregiati frutteti ad alto fusto, di frutteti intensivi nonché dei vivai (oggetti protetti). Un controllo intenso per accertare l'eventuale presenza dei batteri viene effettuato fra gli oggetti e nelle adiacenze.

Il fuoco batterico rappresenta un rischio per la frutta selvatica?

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Fig. 2 - Sintomi visibili del fuoco batterico su una varietà di melo coltivata
Foto: FAW Wädenswil
 

Non possediamo informazioni certe sui rischi di una diffusione del fuoco batterico fra le specie fruttifere selvatiche e le conoscenze sul loro grado di resistenza sono lacunose. Un monitoraggio ha permesso di accertare che il sorbo è poco resistente all'aggressione della batteriosi, mentre il sorbo degli uccellatori e la nespola lo sono moderatamente. Il sorbo svedese (Sorbus intermedia), alquanto frequente nei nostri giardini e parchi, viene invece descritto come resistente. Nulla si sa sul grado di resistenza delle altre specie fruttifere selvatiche, anche perché sinora non vi è stata alcuna segnalazione della presenza del battere nell'intera area di diffusione di tali specie. Inoltre, la frutta selvatica non è mai stata controllata sistematicamente. Per il momento deve però essere considerata alla stregua di un potenziale ospite del fuoco batterico. Con la promozione della frutta selvatica sussiste il pericolo della contaminazione dei frutteti, favorita dalla vicinanza con popolamenti di alberi e siepi ospiti del fuoco batterico (danni subiti dagli oggetti protetti). Per contro potrebbero essere colpiti o distrutti i popolamenti di specie fruttifere selvatiche appena costituiti o promossi (danni per l'economia forestale, protezione della natura).

Raccomandazioni per la promozione di specie fruttifere selvatiche nelle aree boschive, campestri e urbane tenendo conto dei rischi di un'infestazione da fuoco batterico

  Presenza di specie fruttifere selvatiche situate in prossimità di
oggetti protetti1 (sino a 500 m)
Presenza di specie fruttifere selvatiche distanti oltre 500 m da oggetti protetti
Piantagione No (moratoria di 5 - 10 anni) Sì, tranne che in un raggio di 250 m attorno a un focolaio di fuoco batterico2 già esistente

Acquisto di piante sane di provenienza idonea (nel caso di prodotti provenienti da vivai è necessario un passaporto fitosanitario)

Rinnovaz. natur. Sì  Sì 
Controllo3 e notifica Due volte l'anno (6 settimane dopo l'infiorescenza e un mese dopo la caduta delle foglie)

Durante i controlli invernali recidere immediatamente alla base i rami sospetti: senza ricorrere a un esame di laboratorio (eventualmente
cartografare)

Controllo superficiale lungo i margini del bosco e delle siepi (incluso il biancospino)

Controllo annuo dettagliato, da parte dei forestali, da luglio alla metà di agosto al più tardi, dei popolamenti di specie fruttifere selvatiche

Aumentare l'attenzione durante il controllo dettagliato nel raggio di 250 m attorno al focolaio di fuoco batterico

Misure d'accompagnamento Trasformare i popolamenti di biancospino4 contigui in consorzi misti

Eventualmente recisione/recisione al piede per renderli meglio controllabili

Trasformare i popolamenti di biancospino contigui in consorzi misti

Capitozzatura ad altezza di petto d'uomo per rendere meglio controllabile la siepe

Misure in caso d'infestazione Estirpare le piante In linea di principio è necessario estirpare le piante, tranne che nelle zone infestate5:
- se l'infestazione è lieve (sino a circa 5 germogli per pianta): recisione
- se l'infestazione è pronunciata: estirpare le piante
1 Gli oggetti protetti sono: pregiati frutteti ad alto fusto, frutteti intensivi e vivai (oggetti protetti).

2 Focolaio di fuoco batterico esistente: focolaio di fuoco batterico durante il periodo vegetativo attuale o precedente.

3 In inverno è difficile provare la presenza dei batteri; numerosi responsi provenienti dai laboratori sarebbero "erroneamente negativi". Tagliando immediatamente i rami sospetti si riduce al minimo il lavoro necessario nonché i rischi di un'ulteriore diffusione della batteriosi.

4 Il Crataegus (biancospino) aggredito sembra produrre una grande quantità di sostanza vischiosa e biancastra, sintomo tipico dell'infestazione. Detta sostanza può causare l'infestazione dei germogli nei dintorni, durante il periodo dell'infiorescenza e durante e dopo grandinate.

5 Se un territorio è ormai soggetto a un'infestazione pluriennale, la Confederazione, in base a dei criteri prestabiliti, lo dichiara come zona infestata.


  • Traduzione:
    Fulvio Giudici (Camorino)

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Indirizzi importanti

  • Servizio fitosanitario per il bosco svizzero 
    Istituto federale di ricerca WSL
    Zürcherstrasse 111
    8903 Birmensdorf
    waldschutz @ wsl.ch
  • Stazione federale di ricerche in frutticoltura, viticoltura e orticoltura
    8820 Wädenswil
    feuerbrand @ faw.admin.ch
  • Stazione federale di Changins, Ispettorato fitosanitario
    Casella postale 254
    1260 Nyon 1
    lukas.schaub @ rac.admin.ch

Informazioni

  • Bruno Stadler
    Ufficio federale dell'ambiente UFAM
    Divisione Gestione delle specie
    CH-3003 Berna
    Tel.: +41 (0)31 325 57 14
    bruno.stadler @ bafu.admin.ch

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